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SU PER LE MAGICHE SCALE
Mi appoggio al parapetto. Su dalla bianca balaustra sorgono
tratto tratto esili colonnette parimenti bianche, sulle quali posano le
travicelle leggere di una pergola. E un esemplare questo della tipica terrazza
caprese... E la terrazza pompeiana... E quella terrazza gentile, aerea,
fiorita, che da secoli e secoli gli abitatori di queste spiagge riedificano
in memoria di Pompei la morta". Sono parole di Alberto Savinio, il
fratello di Giorgio De Chirico, pittore, scrittore e turista d'eccezione,
che seppe concentrare in poche battute tutta la magia caprese (nel volume "Capri",
Adelphi, 1988).
Scenari simili a quelli evocati nel suo linguaggio fascinoso e ludico da Savinio
non sono rari a Capri, ma talvolta è solo lo scorcio d'un balcone o
il profilo mediterraneo d'un terrazzo immerso nel bianco solare a rimandare
alle descrizioni di chi cantò quell'isola mitica e oziosa. Più difficile
trovare case che rispondano in maniera totale alle suggestioni storiche e letterarie
dei visitatori che ne restarono ammaliati.
È il caso di questa bella villa che sembra seguire con i suoi profili
le preziose armonie del preludio che Debussy dedicò alle colline di Anacapri
e ripetere con i suoi spazi le delicate parole distillate da Alberto Savinio.
La villa "Le scale" risale ai primi anni del diciannovesimo secolo
e si trova ad Anacapri, in prossimità dello storico viale Axel Munthe,
fiancheggiato da splendide residenze tardo ottocentesche e novecentesche. È una
villa dove si respira tutta la storia di Anacapri, grazie ad un restauro attento
che ha riportato alla luce originali frammenti architettonici.
Ma avviciniamoci all'ingresso, e lasciamoci precedere ancora una volta dalle
notazioni di Savinio, che definì Capri "la più tipica, mite
e raccolta città italiana, dove non si trovano quegli aspetti troppo
chiassosi, troppo coloriti, troppo orientali delle nostre città del
mezzogiorno, che, lo confesso, suscitano in me impressioni più di melancolia
che di diletto". Sono frasi da cui deriva la visione di una città assolata,
pigra e tranquilla, isolata nella sua calma pomeridiana.
Notevoli sono le assonanze con la nostra villa, cui s'accede da un ampio scalone
scandito da un colonnato d'epoca, interamente coperto di rampicanti. E tutt'intorno
un rigoglìo ininterrotto di piante: alberi secolari, in special modo
pini, in contrasto con le belle aiuole fiorite che creano un delizioso gioco
cromatico. Un giardino "letterario", allestito con gusto dall'antiquaria
e arredatrice Anna Maria Coronato, che svolge a Capri la sua attività,
alternando alla sua permanenza nell'isola viaggi di lavoro in tutto il mondo.
Una caprese eccellente, il cui gusto si ritrova negli oggetti d'antiquariato
esposti nel negozio "Il Portico", in via Caramelle, a Capri, una
sosta obbligata per i raffinati turisti che frequentano l'isola.
Questa villa è una delle poche abitazioni capresi aperte tutto l'anno
e forse anche per questo vi si ritrovano più radicati i caratteri di
quest'isola che "continua il nostalgico ricordo di Pompei". La casa è stata
interamente arredata dalla stessa Anna Maria Coronato, che l'ha arricchita
di mobili e oggetti legati alla storia caprese, coadiuvata dal marito ingegnere,
che ha seguito personalmente i restauri e la ristrutturazione, conservandone
appieno il carattere ottocentesco.
La villa rispecchia il carattere della padrona di casa, che sintetizza in poche
parole l'essenza della sua abitazione: "Amo molto i colori morbidi, i
toni sfumati che non entrano in contrasto con le soavi armonie naturali dell'isola,
dove le case dai profili bianchi circondate dal glicine sembrano ritagliate
sugli aspri contorni dei faraglioni. Non volevo che questa villa diventasse
una casamuseo. Ho preferito smitizzare gli oggetti d'arte contenuti nella casa,
inserendoli nel verde, immergendoli in una cascata di toni lilla e colori pastello".
Lo stesso concetto si coglie nella grande sala all'ingresso, tagliata dallo
scalone in tre livelli, dove fa spicco il pavimento in maiolica napoletana
del diciottesimo secolo, accuratamente restaurato da artigiani locali.
Non sappiamo se Savinio vide questa villa, ma certo è che questa casa
della memoria risponde all'unisono con tutte le ville capresi, ammaliate dalle
mille seduzioni del mare, del cielo e di Pompei, un mondo che vive magicamente
nel tempo.
F. B.
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